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Green Pass, non si tratta di scegliere tra privacy e libertà di movimento

Green Pass, non si tratta di scegliere tra privacy e libertà di movimento

“Meno privacy ma più libertà” è la sintesi giornalistica del dibattito di questi giorni attorno al tema delle certificazioni verdi, la ricetta del governo italiano – nel solco, peraltro, di quella già annunciata dalle Istituzioni europee – per consentire la progressiva riapertura del Paese. Una sintesi autorevolmente, fatta sua anche dal presidente della Corte Costituzionale Giancarlo Coraggio e una sintesi che sostanzialmente suggerisce ai cittadini che si tratti di scegliere se rinunciare a un po’ della propria privacy per riconquistare – o almeno riconquistare prima – un po’ della propria libertà di movimento specie in vista dell’arrivo dell’estate e delle vacanze.

Corona Pass in Alto Adige, valutazioni fatte cammin facendo

Corona Pass in Alto Adige, valutazioni fatte cammin facendo

È del 20 aprile l’annuncio del governatore dell’Alto Adige relativo al c.d. green pass altoatesino. Tramite un’applicazione per gli smartphone, attraverso scansione di un codice QR che permetterà di evincere se il consumatore “sia o meno immune”, si avrà accesso in determinati luoghi. E la privacy? "La privacy è garantita perché il ristoratore vede solo che il cliente è immune e non se è guarito, vaccinato oppure semplicemente testato" così ha risposto testualmente l’Hauptmann altoatesino (fonte Ansa).

Ora le spie corrono su Linkedin

Ora le spie corrono su Linkedin

Bye bye Mata Hari, affascinante e inarrestabile 007 d’altri tempi. Oggi segreti e informazioni confidenziali degli altri si cercano su Linkedin. O, almeno, questo è l’allarme lanciato dal MI5, il servizio segreto britannico. La notizia rimbalza dalla BBC che riferisce di un rapporto dei servizi segreti di Sua Maestà, appunto, secondo i quali, negli ultimi cinque anni almeno dieci mila cittadini inglesi sarebbero stati bersaglio di operazioni di intelligence promosse da Governi stranieri nel tentativo di accaparrarsi segreti di Stato e informazioni confidenziali. E, tutto, sarebbe avvenuto online.

Covid-19 e 'certificazioni verdi': perché violano il Gdpr

Covid-19 e 'certificazioni verdi': perché violano il Gdpr

Perché i trattamenti di dati personali effettuati nell’ambito dell’utilizzo delle certificazioni verdi di cui al decreto legge del 22 aprile 2021, n. 52 possono violare il GDPR? Prima di addentrarci nelle questioni tecniche alcune considerazioni che ancora una volta denotano la scarsa attitudine ad affrontare i problemi con un approccio olistico, trascurando aspetti fondamentali che alla fine fanno solo perdere tempo a chi lavora con impegno e professionalità e fanno ulteriormente perdere credibilità ai proponenti.

Una BIA per i BYOD

Una BIA per i BYOD

Ci vuole una valutazione di impatto per i BYOD. Questo vale sia da un punto di vista strettamente giuridico, sia da un punto di vista dei meccanismi delle relazioni aziendali e sociali. La destrutturazione dell’azienda come complesso di strumenti ubicati nella sede di produzione di beni e servizi, oramai, è un fatto. Ma non per questo ci si può limitare a fare gli spettatori, perché è una vicenda troppo importante da perdonare la nostra inerzia. È una vicenda, infatti, che porta molte conseguenze sul piano della progettazione del modello organizzativo privacy, e che deve essere valutata in tutte le sue sfaccettature sociologiche e culturali.

Per il bene dei tuoi bambini bisogna fermare Zuckerberg

Per il bene dei tuoi bambini bisogna fermare Zuckerberg

Ne “Il vecchio e il bambino” scritta da Guccini e interpretata anche da “I Nomadi” è indimenticabile il passaggio in cui il ragazzino si rivolge al progenitore (oggi forse, lo farebbe tristemente con “Alexa”) e dice “Mi piaccion le fiabe, raccontane altre”. Chi ha eguale (nel narrare o ascoltare, poco importa) romantica passione per le favole certamente non vede il fondatore di Facebook come un orco, ma – a guardar bene – non fa grossi sforzi per immaginarlo nei panni del pifferaio di Hamelin. Il signor Zuckerberg – sovrano pressoché indiscusso dell’universo dei social network – ha pianificato una serie di iniziative volte a garantire l’accesso ad Instagram (suo, come pure WhatsApp) anche ai minori di 13 anni, offrendo questa opportunità di svago pure a chi era stato legittimamente escluso dall’iscrizione ufficiale (non fa purtroppo testo chi “bara” o usa sotterfugi) perché ritenuto troppo giovane.

TV9, il presidente di Federprivacy alla trasmissione 9X5

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