Il Tribunale di Roma sospende la sanzione da 15 milioni di euro irrogata dal Garante a OpenAI per le violazioni della privacy di ChatGPT
Sospesa la sanzione di 15 milioni di euro irrogata dal Garante per la privacy alla società statunitense OpenAI, che ha sviluppato e gestisce ChatGPT. Il Tribunale di Roma, con ordinanza del 21 marzo 2025, resa nel procedimento n. 4785/2025, ha infatti disposto la sospensione cautelare del provvedimento sanzionatorio, subordinatamente alla prestazione di una cauzione.
È la stessa Autorità per la protezione dei dati personali a renderlo noto con una nota in calce pubblicata in evidenza nel comunicato stampa online (doc. web 10085432) con cui il 20 dicembre 2024 aveva annunciato il provvedimento nei confronti del noto chatbot di intelligenza artificiale generativa.
Ad essere provvisoriamente congelata in questa prima fase processuale è l’efficacia del provvedimento del Garante n. 755 del 2/11/2024, con il quale l’autorità aveva accertato una serie di violazioni del GDPR da parte di OpenAI nel periodo fino al 15 febbraio 2024.
Secondo il Garante, OpenAI aveva trattato illecitamente i dati personali degli utenti, aveva violato il principio di trasparenza ed i relativi obblighi informativi nei confronti degli interessati, non aveva previsto meccanismi per la verifica dell’età con il conseguente rischio di esporre i minori di 13 anni a risposte inidonee rispetto al loro grado di sviluppo e autoconsapevolezza, non aveva notificato un attacco informatico e non aveva neanche eseguito un primo ordine del Garante che aveva prescritto la realizzazione di una urgente campagna informativa.
Dopo la notifica della sanzione, OpenAI aveva subito preannunciato il ricorso sostenendo la sproporzione della decisione del Garante.
Allo stato attuale, il provvedimento del Garante è pertanto sospeso a condizione del pagamento di una cauzione da parte di OpenAi, mentre la causa va avanti e il tribunale dovrà quindi entrare nel merito della legittimità del provvedimento dell’autorità.
Nonostante la decisione del Tribunale di Roma, rimangono naturalmente dubbi sulla liceità e sulla correttezza dell’operato di ChatGPT per ciò che concerne numerosi aspetti della conformità alla normativa sulla protezione dei dati personali europea.