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Il cybercrime è la terza potenza economica mondiale

Il cybercrime è la terza potenza economica mondiale

Secondo l’ultimo rapporto del World Economic Forum sui rischi globali le attività degli hacker si stanno industrializzando, e per il 2021 i danni causati dai cybercriminali potrebbero arrivare a 6 trilioni di dollari, l’equivalente del prodotto interno lordo della terza economia mondiale. Per capirci Tesla, Walmart, Facebook, Microsoft, Apple, Amazon messi insieme non arrivano a un trilione e mezzo di ricavi.

Zoom accetta password di un solo carattere, meglio per una videochat tra amici che per riunioni di lavoro

Zoom accetta password di un solo carattere, meglio per una videochat tra amici che per riunioni di lavoro

Mentre in tempi di isolamento sociale da Covid-19 la piattaforma Zoom è diventata velocemente una delle app di videoconferenze più popolari al mondo, Elon Musk ha deciso invece di vietarne l'uso ai suoi dipendenti, e non solo per potenziali carenze riguardanti il rispetto delle leggi sulla privacy.

Lotta al virus, non alla privacy

Lotta al virus, non alla privacy

Tra le molte divisioni nella comunità scientifica e ancor più tra i governi sul metodo più efficace per contrastare la pandemia, una delle poche certezze è costituita dall'uso delle tecnologie di tracciamento per coniugare la sicurezza delle persone con una ripresa delle attività economiche che non può attendere ancora molto. La diffusione massiva degli smartphone, dotati di apparati radio e sistemi di geolocalizzazione precisi e affidabili, rende infatti possibile creare sistemi potentissimi per ricostruire gli spostamenti a livello individuale e aiutare così a contenere la diffusione del virus.Un'esigenza che si scontra però con quella della privacy, tutelata a livello normativo ed essenziale da garantire per fare in modo che gli strumenti messi a disposizione siano davvero efficaci, in quanto utilizzati senza timore da parte di milioni di utenti sempre più attenti all'importanza dei dati personali.

Le deroghe sul diritto alla privacy non devono diventare un punto di non ritorno

Le deroghe sul diritto alla privacy non devono diventare un punto di non ritorno

La diffusione del Covid-19 ha assunto proporzioni devastanti sulla salute collettiva e sull’economia del nostro Paese. E’ giusto che il contrasto all’epidemia costituisca l’impegno primario di ogni italiano. Per questo non si dovrebbero alimentare disinformazione e luoghi comuni.

Emergenza Coronavirus, un gruppo di lavoro di 74 esperti per decidere la sorte dei nostri dati?

Emergenza Coronavirus, un gruppo di lavoro di 74 esperti per decidere la sorte dei nostri dati?

Sono cresciuto nell’erronea convinzione che nei casi di emergenza occorra snellire i processi decisionali. Un comandante, qualche stretto collaboratore con specifiche comprovate competenze, il coraggio di assumersi le responsabilità, la capacità di sopportare le conseguenze di eventuali errori. Nelle condizioni di necessità e di urgenza un manipolo di soggetti deve capire, scegliere, decidere. Li si dovrebbe contare sulle dita di una mano, pochi, pochissimi, quasi fossero supereroi.

Non sovrastimiamo il ruolo della privacy nella lotta al virus

Non sovrastimiamo il ruolo della privacy nella lotta al virus

La politica è ormai lanciata nella corsa a chi la spara più grossa in tema di privacy e Coronavirus, e non passa giorno che non si registri una richiesta di rimozione o sospensione della norme in vigore. In pratica, qualche politico vuole farci credere che la soluzione al Coronavirus sia lì, a portata di mano, ma l’ostacolo sarebbe invece costituito da questo set di norme misteriose che ci viene ricordato nei momenti più disparati della giornata, dalla registrazione in un albergo ai test di intelligenza (o di stupidità, a seconda del punto di vista) su social. Evidentemente la realtà circa la lotta al Coronavirus è differente e ben più complessa, ma tuttavia nei momenti di crisi (e di audience) alla politica piace molto giocare sulla semplificazione.

Il presidente di Federprivacy a Report Rai 3

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