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La sempre maggiore miniaturizzazione dei dispositivi elettronici ci permette oramai non solo di indossarli (la c.d. “tecnologia wearable”), ma anche di rendere più difficile l’individuazione degli stessi da parte di altri soggetti e di poterla utilizzare per sempre più vari scopi. Il caso più recente è quello dei Ray-Ban Stories, sviluppati da Luxottica in collaborazione con Facebook. Il risultato della cooperazione tra queste due multinazionali è un paio di occhiali che permette, a chi li indossa, di fotografare ciò che vedono o di registrare video della durata massima di 30 secondi tramite il con un semplice tocco o addirittura tramite controllo vocale per poi caricare il tutto sui social network.

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Il Garante per la privacy ha inviato a Facebook Italia (Meta) una richiesta urgente di chiarimenti in relazione alle attività intraprese dal social network riguardo alle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento italiano.

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Meta Platforms ha accettato di pagare una sanzione di 50 milioni di dollari australiani (pari a circa 30 milioni di euro). Lo ha reso noto il garante della privacy australiano, chiudendo i procedimenti legali di lunga data per la società proprieraria di Facebook nell'ambito dello scandalo Cambridge Analytica.

Abbiamo impostato il nostro profilo di Instagram in modalità privata, credendo che le immagini, i video e le storie che pubblicheremo saranno visibili solo agli amici e ai parenti: Ma la privacy è solo illusoria, come ha rivelato un'indagine di BuzzFeed. La testata statunitense ha individuato un bug del social in grado di annullare qualsiasi protezione a difesa della riservatezza del nostro account. Una vulnerabilità che permette a chi ci segue di condividere qualunque contenuto presente sulla nostra bacheca con tutti, anche chi non è presente nella cerchia dei contatti accuratamente selezionati.

Non finiscono i problemi di Facebook con l’Ue in seguito agli scandali sulla condivisione non autorizzata dei dati degli utenti europei che si sono susseguiti nelle ultime settimane. Con una sentenza, che potrebbe mettere fuori gioco gli strumenti giuridici utilizzati dalle società tecnologiche statunitensi per trasferire i dati degli utenti dell’Ue negli Stati Uniti, l’Alta Corte irlandese ha rifiutato il 2 maggio la richiesta del gigante californiano di non inviare al più alto tribunale europeo di un caso “decisivo” in materia di privacy.

La filiale irlandese della piattaforma di messaggistica WhatsApp, istituita dalla proprietaria Facebook nel 2017 per operare come titolare del trattamento per gli utenti europei, ha accantonato 77,5 milioni di euro per far fronte ad eventuali sanzioni che potrebbero arrivare a seguito di un’indagine condotta dall’autorità di controllo nazionale per la protezione dei dati.

La Data Protection Commission irlandese ha sanzionato Meta per 251 milioni di euro in relazione a un data breach avvenuto a settembre 2018, riguardante una violazione di sicurezza segnalata che ha coinvolto circa 29 milioni di account Facebook, di cui 3 milioni riconducibili ad interessati dell’Unione Europea.

A conclusione di un’inchiesta nei confronti di Meta, in data 28 novembre 2022 l’autorità per la protezione dei dati irlandese (Data Protection Commission) ha annunciato di aver inflitto una maxi sanzione di 265 milioni di euro alla società proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp.

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Il Garante Privacy irlandese nel mirino di Maximiliam Schrems, l’avvocato ormai a tutti noto per le sue battaglie civili in materia di protezione dei dati personali, che guida il Centro europeo per i diritti digitali (None of Your Business – NOYB). Secondo le recenti accuse dell’attivista austriaco, la Data Protection Commission (DPC) irlandese ha tentato in maniera impropria di convincere gli altri garanti europei a schierarsi dalla parte di Facebook per bypassare l’obbligo di richiesta del consenso informato per la raccolta di dati pubblicitari degli utenti online.

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La Data Protection Commission (DPC), che è l’autorità di controllo irlandese per la protezione dei dati, ha inflitto una sanzione di 225 milioni di euro a WhatsApp. L'azienda americana, dal 2014 di proprietà di Facebook, è accusata di aver violato le norme europee in materia di protezione dei dati personali. Secondo l'autorità, WhatsApp non avrebbe infatti "assolto ai suoi obblighi di trasparenza" richiesti dal Gdpr per quanto riguarda la comunicazione agli utenti sull'utilizzo dei loro dati personali.

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Siamo tutti spiati? il presidente di Federprivacy a Cremona 1 Tv

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