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Visualizza articoli per tag: data breach

Gli hacker sono riusciti a trafugare dati personali di alcuni dipendenti del “Pension Protection Fund” sfruttando le vulnerabilità di un tool molto diffuso per il trasferimento dati di terze parti. A rivelarlo è il sito di Bloomberg.

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Un errore di digitazione sulla tastiera del pc durante l’invio di un’email può provocare serie violazioni della privacy e in certi casi anche gravi incidenti di sicurezza nazionale. Lo dimostra quanto accaduto ad un funzionario del Ministero della Difesa britannico, che ha sbagliato indirizzo di posta elettronica inviando accidentalmente informazioni sensibili a un alleato russo, il Mali.

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L'ex responsabile della sicurezza di Uber, Joe Sullivan, è stato dichiarato colpevole di aver tenuto nascosto un attacco informatico del 2016, che ha portato al furto dei dati personali di oltre 57 milioni di persone tra utenti e dipendenti della compagnia. Le informazioni rubate a Uber comprendevano nomi, indirizzi e-mail e numeri di telefono, oltre ai numeri di patente di 600mila autisti.

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Un massiccio data breach mette in difficoltà Clearview Ai, la startup di New York specializzata in tecnologie per il riconoscimento facciale. L’intera banca dati della società, che conta su miliardi di immagini, è finita nelle mani degli hacker. Ad ammetterlo è la stessa azienda, impegnata a inviare comunicazione di quanto accaduto ai propri clienti, che ha anche annunciato di aver posto rimedio al problema. “Sfortunatamente i data breach fanno parte della vita – afferma Tor Ekeland, avvocato di Clearview AI – Finora nessuno era mai riuscito ad accedere ai nostri server. E continuiamo a lavorare per rafforzare la nostra sicurezza”.

I cyberladri di dati tributari innescano la miccia della richiesta di risarcimento del danno da parte delle vittime. Ma a pagare i danni non sono gli hacker o ricattatori informatici, che hanno enormi chance di rimanere nell'ombra. L'alea dell'indennizzo, infatti, incombe di fatto solo su chi detiene i dati nei propri computer e server, cioè imprese, pubbliche amministrazioni e professionisti attaccati dai cibercriminali e, quindi, per altro verso, vittime anch'esse della delinquenza elettronica. Senza contare che ogni data breach (violazione della sicurezza da cui deriva una violazione dei dati) apre le porte non solo alle richieste di indennizzo da parte degli interessati, ma anche alle sanzioni del Gdpr.

Per centinaia di migliaia di persone il conto di alcune famose catene di ristoranti come Planet Hollywood potrebbe rivelarsi molto salato, a causa di un malware. Earl Enterprises, l’azienda che controlla il celebre franchise dei Vip e altri brand statunitensi della ristorazione, ha ammesso una colossale violazione dei propri sistemi informatici.

Se avete volato con Cathay Pacific, una delle maggiori compagnie aeree mondiali, e vi siete registrati sul sito per fare il check-in online o altro, vi consigliamo di collegarvi a questa pagina web e di seguire le istruzioni. Una falla nella sicurezza dei server di Cathay Pacific ha infatti portato al furto di dati personali di 9,4 milioni di clienti di tutto il mondo.

Hackerate centinaia di credenziali di accesso a dati sensibili, migliaia di informazioni private contenute in archivi informatici della pubblica amministrazione, relativi a posizioni anagrafiche, contributive, di previdenza sociale e dati amministrativi appartenenti a centinaia di cittadini e imprese del nostro Paese. Il principale sospettato, originario della provincia di Torino e residente a Imperia, è stato arrestato dalla Polizia postale su provvedimento del Gip di Roma.

I dati personali di passaporti di centinaia di migliaia di cittadini russi, inclusi ex funzionari governativi, sono stati pubblicati online a seguito di un enorme data breach in Russia. A renderlo noto è stato il sito web di notizie RBC.

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Con una sanzione di 25mila euro il Garante Privacy ha definito il procedimento aperto nei confronti di un’Azienda ospedaliero-universitaria che aveva subito un attacco hacker ai sistemi informativi nel dicembre 2022.

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Il presidente di Federprivacy a Rai Parlamento

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