Google e Facebook "una minaccia per privacy e diritti umani". Il rapporto di Amnesty International

Non rivela molto di più di quello che ormai sanno tutti, ma il rapporto di sessanta pagine  "Surveillance Giants, how the business model of Google and Facebook threatens human rights" stilato da Amnesty International addita spietatamente i due giganti americani della tecnologia come una minaccia globale per i diritti umani.

La nota organizzazione non governativa internazionale impegnata nella difesa dei diritti umani che conta oltre sette milioni di soci sostenitori in più di 150 nazioni del mondo, sostiene che i colossi del web stiano accumulando un potere senza pari sul mondo digitale mediante la raccolta e la monetizzazione dei dati personali di miliardi di utenti, schedandoli secondo razza, categoria sociale, identità di genere e sessualità, consentendo alle agenzie pubblicitarie di terze parti di discriminare e, peggio ancora, dominare ed opprimere le persone.

Pur riconoscendo il ruolo positivo di Google e Facebook nel "connettere il mondo e fornire servizi cruciali a miliardi di persone", Amnesty International afferma però che è molto elevato il prezzo che devono pagare in cambio gli utenti, i quali possono "godere dei diritti umani online solo sottomettendosi a un sistema basato sull'abuso dei diritti umani".

In tutto questo, Amnesty ravvisa "un attacco al diritto alla privacy senza precedenti", con effetti a catena che mettono a rischio una serie di altri diritti, dalla libertà di espressione e di opinione, al diritto alla non discriminazione, e per questo auspica una "trasformazione radicale" del modello di business adottato da Google e Facebook, che dissentono da quanto viene affermato nel rapporto:

"Le persone si fidano di noi per le loro informazioni, e abbiamo la responsabilità di proteggerle - ha affermato un portavoce da Mountain View - Negli ultimi diciotto mesi abbiamo apportato modifiche significative e creato strumenti per dare alle persone un maggiore controllo sulle loro informazioni", mentre da Menlo Park ricambiano pan per focaccia affermando che il loro "modello di business è quello con cui gruppi come Amnesty International, che attualmente pubblicano inserzioni su Facebook, raggiungono i sostenitori, raccolgono fondi e portano avanti la loro missione".

Note sull'autore

Nicola Bernardi Nicola Bernardi

Presidente di Federprivacy. Consulente del Lavoro. Consulente in materia di protezione dati personali e Privacy Officer certificato TÜV Italia, Of Counsel Ict Legal Consulting, Lead Auditor ISO/IEC 27001:2013 per i Sistemi di Gestione per la Sicurezza delle Informazioni. Twitter: @Nicola_Bernardi

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