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Nicola Bernardi

Un trentasettenne milanese è stato assolto dalla Corte di Cassazione dall'accusa di aver fotografato e filmato la vicina di casa che usciva nuda dalla doccia della sua abitazione senza preoccuparsi della finestra del bagno priva di tende. La notizia ha destato non poco scalpore nell'opinione pubblica, perché sembrerebbe che tale verdetto abbia sancito definitivamente l'addio alle speranze di vedere tutelata la nostra privacy almeno tra le mura domestiche.

Sono oltre 7 milioni gli account del gioco online "Town of Salem" che sono stati appena violati dai pirati informatici. Dalle prime analisi, è risultato che i dati trafugati includono nomi utente, e-mail, password, indirizzi IP, attività di gioco svolte, messaggi postati nel forum del sito, e informazioni relative ai pagamenti.

Dallo scorso maggio il GDPR ha introdotto la figura del DPO per dare più tutele agli interessati, ma a distanza di sette mesi il quadro è decisamente confuso. Il 2018 è stato infatti l'anno del GDPR, ed è stato anche l'anno che ha visto l'esordio ufficiale del Data Protection Officer nel nostro ordinamento e in quelli degli altri Paesi membri dell'UE che ancora non lo prevedevano.

Per chi deve ricorrere ad un finanziamento, pare proprio che si stia avviando verso il tramonto l'epoca della burocrazia fatta di buste paga e dichiarazioni dei redditi da presentare insieme ad altra documentazione con le varie lungaggini che ancora comportano le procedure tradizionali prima di ottenere risposta dall'istituto di credito a cui ci si rivolge.

Immaginate uno Stato che si arroghi il potere di controllare in modo generalizzato e sistematico ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione di una nazione, potendo conoscere quali beni e servizi acquista ogni singolo cittadino, le sue abitudini e tipologie di consumo, essendo in grado di accedere a tutte le informazioni contenute nelle bollette del telefono e quelle della luce e del gas, comprese le regolarità dei pagamenti, e sapendo perfino dettagli legati alla sua sfera privata come informazioni riguardanti le condizioni di salute, le opinioni politiche e religiose, o i suoi orientamenti sessuali.

Spot pubblicitari diversi per due spettatori diversi che stanno guardando lo stesso programma televisivo nello stesso momento? Non solo è possibile, ma le statistiche indicano che solo quest'anno negli Stati Uniti le aziende hanno investito la bellezza di circa 2,25 miliardi di dollari in questo tipo di pubblicità denominata "addressable tv", con un incremento del 79% rispetto al 2017.

Con l'entrata in vigore del Dlgs 101/2018, dal 19 settembre 2018 aziende ed enti non hanno più alibi per non essere allineati alla normativa sulla protezione dei dati personali. Anche se in linea di principio non cambia molto per chi in precedenza si era già attivato per adeguarsi al GDPR, in quanto il nuovo decreto legislativo va solo ad integrare il quadro giuridico italiano con alcune prescrizioni aggiuntive armonizzando il testo del nostro Codice Privacy con quello del Regolamento Europeo, nella realtà dei fatti, alcuni recenti studi hanno però evidenziato che il 65% delle aziende non si sono ancora adeguate.

Con l'avvicinarsi del 25 maggio 2018, fa riflettere come solo in questi ultimi mesi si sia verificato un improvviso stato di allerta generale da parte di migliaia di professionisti che si sono messi alla frenetica ricerca di pezzi di carta che potessero attestare una loro presunta idoneità o abilitazione a svolgere il ruolo di data protection officer, e fa riflettere come solo in questi ultimi mesi migliaia di aziende e pubbliche amministrazioni abbiano realizzato che la normativa sulla privacy stesse per cambiare, sperando in molti casi che l'acquisto di un software o di qualche altro tool potesse magicamente risolvere tutti i loro problemi di conformità al GDPR.

Tra i numerosi spunti che sono scaturiti dal 4° Privacy Day Forum al CNR di Pisa, uno che merita l'attenta riflessione degli addetti ai lavori, emerge dall'intervento del prof. Francesco Pizzetti, sette anni Garante della protezione dei dati personali. Parlando del data protection officer, figura che sarà introdotta nella UE con il nuovo regolamento, il suo monito è stato perentorio: "Non si può pensare di diventare data protection officer con un corso di tre o quattro giorni".

Ha suscitato scalpore il caso di Cambridge Analytica, come se non sapessimo che Facebook non è proprio il miglior amico della nostra privacy. Assorbiti dai suoi aspetti ludici a suon di condivisioni e “like”, avevamo forse dimenticato che se un’azienda fattura 40 miliardi di dollari l’anno fornendo servizi gratuiti ai propri utenti, c'è la concreta possibilità che il reale prodotto siamo noi con le informazioni personali che ci riguardano.

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Domenico Laforenza, presidente del CNR di Pisa, al 7° Privacy Day Forum

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