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Hotel e case vacanza, occhio alla webcam nascosta

Deve essere stata una scoperta choc, quella di una famiglia neozelandese durante la loro vacanza in Irlanda, dove papà, mamma, quattro figli e la nipote, nei giorni scorsi si apprestavano a soggiornare in una casa scelta sul noto portale di affitti online Airbnb: tutto nella norma al loro arrivo nella città di Cork, almeno fino a quando giunti all'alloggio, il padre Andrew Barker, esperto di sicurezza informatica, forse per sua deformazione professionale ha analizzato la rete wifi messa a disposizione dagli host, scoprendo che mimetizzata in un finto rilevatore di fumo collocato sul soffitto del soggiorno c'era in realtà una telecamera nascosta connessa ad internet che trasmetteva in tempo reale tutto ciò che accadeva nel locale.


Ovviamente, la famiglia indignata ha lasciato la casa con dotazioni stile "grande fratello" per spostarsi in un hotel della zona, e a seguito dei reclami dei malcapitati ospiti, Airbnb ha tenuto a sottolineare che l'installazione di telecamere nascoste è rigorosamente vietata dalle proprie policy, e per questo dopo la segnalazione ha tempestivamente deciso di cancellare quell'appartamento dal suo catalogo di alloggi a Cork, rimborsando integralmente ai Barker l'importo che avevano pagato per l'affitto dell'alloggio.

Anche se quello verificatosi in Irlanda è un caso senza dubbio inquietante, non è purtroppo la prima volta che vengono scoperte webcam occulte in camere ed appartamenti che vengono dati in affitto, ed il fenomeno è probabilmente più esteso di quanto si possa pensare.

Ad esempio, appena qualche settimana fa in Corea del Sud la polizia ha scoperto che circa 1.600 ignari clienti di vari motel erano stati filmati attraverso telecamere nascoste ovunque nelle loro camere mentre le immagini venivano trasmesse in streaming online su un sito web per adulti con più di 4.000 utenti, trovandosi di fatto nei loro momenti di intimità ad essere veri e propri attori "hard core" involontari con persone che pagavano per guardarli.

Che si tratti di una questione allarmante, lo dimostra il fatto che proprio in Corea del Sud a causa delle 6.400 segnalazioni ricevute per videoriprese illegali, la polizia di Seoul ha condotto ispezioni in circa 20mila bagni pubblici alla ricerca di telecamere spia, e lo scorso anno decine di migliaia di donne sono scese nelle strade della Capitale asiatica e in altre città per protestare con lo slogan "La mia vita non è il tuo porno".

A meno che non vogliate chiudervi in casa e rinunciare ad ogni genere di viaggio per vacanze o affari, l'unica soluzione è quella di conoscere il problema e adottare delle efficaci contromisure.

Per quanto banale possa sembrare, un primo empirico rimedio quando si deve alloggiare in appartamenti presi in affitto o in hotel, può essere quello di portare sempre con sé del nastro adesivo o dei cerotti per coprire le eventuali "sospette" webcam che potreste scorgere ne locale.

Se invece volete dotarvi di idonei strumenti per scovare una videocamera nascosta che potrebbe riprendervi a vostra insaputa, su internet potete trovare facilmente e a buon mercato dei rilevatori come "Hangang RF Detector" o "Spycam Finder", che vi permettono di individuare qualsiasi telecamera presente in una stanza, anche se occultata in degli oggetti, captandone il segnale trasmesso attraverso le onde radio inviate al ricevitore che vi è collegato.

Infine, ma non per ultimo, è bene sapere che secondo la legge italiana, posizionare delle telecamere ad insaputa dei soggetti ripresi per filmarli è un reato ai sensi dell'art.615 bis del Codice Penale che punisce con la reclusione fino a quattro anni "chiunque, mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata" dei diretti interessati. Perciò, se vi dovesse capitare di trovare una webcam nascosta nella vostra camera d'hotel o nell'appartamento preso in affitto non esitate a sporgere immediatamente denuncia alle autorità.

Affaritaliani.it -  Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy - @Nicola_Bernardi

Note sull'autore

Nicola Bernardi Nicola Bernardi

Presidente di Federprivacy. Consulente del Lavoro. Consulente in materia di protezione dati personali e Privacy Officer certificato TÜV Italia, Of Counsel Ict Legal Consulting, Lead Auditor ISO/IEC 27001:2013 per i Sistemi di Gestione per la Sicurezza delle Informazioni. Twitter: @Nicola_Bernardi

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