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Le automobili di ultima generazione: nuove regole per nuove tecnologie

Negli ultimi tempi la tecnologia ha fatto davvero passi da gigante ed ormai sta cambiando progressivamente il nostro modo di lavorare, di interagire e quindi di vivere nella nostra società grazie all’avvento di sofisticati dispositivi tecnologici che sfruttano le innumerevoli potenzialità che li contraddistinguono. Indubbiamente negli ultimi tempi il settore dei trasporti è tra i più interessati sul fronte dell’innovazione tecnologica, tant’è vero che si parla sempre di più di trasporto intelligente, obiettivo fondamentale anche dell’agenda digitale europea.


Il punto di riferimento principale, dal punto di vista normativo, è rappresentato dalla direttiva 2010/40/Ue del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 luglio 2010 che sostiene l’importanza dei sistemi di trasporto intelligente al fine di contribuire ad un sistema di trasporto più pulito, più sicuro e più efficiente. La stessa direttiva fornisce un quadro per l'attuazione coordinata di queste innovative tecnologie di trasporto in tutta l'Unione europea (UE). Essa mira a stabilire servizi ITS interoperabili ed efficienti, lasciando decidere autonomamente i paesi dell'UE su quali sistemi investire.

Tra i principali settori di intervento da intendersi come gli obiettivi prioritari per la diffusione e l'utilizzo, in modo coordinato e coerente, di sistemi di trasporto intelligenti sul territorio si annoverano: l’uso ottimale dei dati relativi alle strade, al traffico e alla mobilità; la continuità dei servizi ITS di gestione del traffico e del trasporto merci; le applicazioni ITS per la sicurezza stradale e la sicurezza del trasporto; il collegamento telematico tra veicoli e infrastruttura di trasporto.

Appare evidente che l’introduzione di questi elementi innovativi è perfettamente compatibile, anzi ne rappresenta la logica conseguenza, alle automobili connesse che grazie a tutta una serie di dispositivi come radar, telecamere, sensori di diagnostica e altri strumenti telematici sofisticati sono in grado di dialogare fra loro e con infrastrutture stradali. Tali automobili, quindi, sono caratterizzate dalla connessione e comunicazione con il mondo esterno.

Si tratta indubbiamente di un ulteriore passaggio che dovrà portare in futuro alle sempre più pubblicizzate automobili a guida autonoma che, però, in questo momento storico hanno subito un certo rallentamento a livello di sviluppo di mercato per il verificarsi di tutta una serie di incidenti imprevisti (si pensi al recente indicente della Model X della Tesla del 23 marzo 2018 con decesso del conducente oppure all’incidente che sempre nel marzo 2018 ha coinvolto una macchina a guida autonoma di Uber con la morte di un pedone).

Previsioni, quindi, estremamente ottimistiche che devono tener conto anche della nascita e dello sviluppo delle c.d. autostrade intelligenti. Difatti, la mobilità sostenibile non è fatta soltanto di automobili: è necessario che anche le infrastrutture a esse collegate siano più tecnologiche ed ecologiche. Per questo l’autostrada del futuro sarà “intelligente”, ma soprattutto integrerà pannelli solari grazie a cui ricaricare i pali della luce (e persino le abitazioni circostanti) e ricaricherà le auto elettriche mentre la percorrono.

Altro importante elemento che compone il concetto di autostrada 2.0 o 3.0 è l’utilizzo di sensori e dei dati raccolti dalle varie auto elettriche per una serie di servizi più precisi. Per esempio il monitoraggio del traffico oppure mappe per la navigazione che siano aggiornate meglio e con maggiore regolarità. Magari utilizzando anche gli algoritmi automatici.

L’introduzione di questi nuovi strumenti creerà inevitabilmente non pochi problemi dal punto di vista sia etico che giuridico poiché normative eccessivamente rigide potrebbero soffocare l'innovazione, ma la mancanza di chiarezza giuridica lascerebbe tutti gli operatori nel buio.

Ma l'uso di dispositivi connessi potrebbe far nascere maggiori problemi anche in tema di sicurezza e di privacy. Si pensi, ad esempio, all’utilizzo di questi sistemi per tracciare informazioni inerenti viaggi, itinerari percorsi, abitudini di guida. Il tutto per avere preziosi dati ai fini di una profilazione sempre più mirata e quindi di un controllo sempre più sistematico.

Non bisogna mai dimenticare che le nozioni di digital footprint, identità e profilazione degli utenti nell’ambito della comunicazione digitale e telematica, sono concetti tra loro strettamente collegati.

Da queste brevi premesse, si pongono alla nostra attenzione una serie di questioni, occorre anzitutto domandarsi quali siano gli interessi che sottostanno ad una operazione di profilazione e in seconda analisi quali tutele sono esperibili in tali situazioni.

Come noto, la maggior parte dei moderni dispositivi di comunicazione, al momento del loro utilizzo attraverso il collegamento alla rete, frammentano e disperdono delle tracce che provano l’utilizzo del dispositivo e la contestuale presenza dell’utente in rete.

In tal caso appare evidente l’importanza dell’approccio tipico della privacy by design già disciplinata dall'art. 25 del Regolamento UE 2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 (GDPR).

Note sull'autore

Michele Iaselli Michele Iaselli

Coordinatore del Comitato Scientifico di Federprivacy. Avvocato, docente di logica ed informatica giuridica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Docente a contratto di informatica giuridica presso LUISS - dipartimento di giurisprudenza. Specializzato presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II in "Tecniche e Metodologie informatiche giuridiche". Presidente dell’Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy. Funzionario del Ministero della Difesa - Twitter: @miasell

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