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Gli hacker di Anonymous attaccano le università italiane: resi pubblici nomi, email e password di utenti

 

 

Come promesso in un video pubblicato su Youtube, gli hacker di Anonymous hanno reso nota la prima lista di sistemi informatici penetrati dal collettivo. I banditi digitali hanno pubblicato nomi, indirizzi mail e password di amministratori e utenti di alcuni istituti universitari tra cui il Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia e quello di ingegneria informatica dell’Università di Roma. Il collettivo ha assicurato che pubblicherà una nuova lista di siti nei quali sono riusciti a introdursi ogni giorno fino al 5 novembre.



Almeno uno dei bersagli, quello dell’Università degli Studi di Verona, è stato defacciato, cioè modificato graficamente per mostrare delle immagini scelte dagli hacker al posto del contenuto originale del sito.

L’attacco politico - Con un video pubblicato il 29 ottobre su YouTube, firmato dalle sigle Anonymous Italia, LulzSec Ita e Antisec, gli hacker hanno minacciato che renderanno nota ogni giorno una nuova lista di servizi informatici di cui hanno preso il controllo. «Sappiamo perché avete votato l’attuale governo - dice una voce artificiale nel video -. Avevate paura: guerre, attentati, esplosioni, malattie, masse di migranti e rifugiati - e prosegue - «La paura si è impadronita di voi e il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all’attuale governo». Il collettivo, già in passato responsabile di attacchi a siti istituzionali come quello del Miur e ai sistemi informatici della Lega, lascia intuire che tra i loro bersagli ci saranno anche altri enti governativi.

La settimana nera della sicurezza informatica - Anche le date scelte dal collettivo non sono casuali. Come spiegato nel video, il 5 novembre ricorre l’anniversario della tentata strage organizzata dall’anarchico Guy Fawkes ai danni del parlamento inglese. La vicenda del cospiratore, identificato con la stessa maschera che usa Anonymous nei suoi video, è raccontata nel fumetto «V per Vendetta» (e nell’omonimo film).

Fonte: La Stampa

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